SCRIMIA SCUOLA D'ARMI

IL BLOG DELLA SCHERMA ANTICA, CLASSICA E LE ARTI MARZIALI TRADIZIONALI ITALIANE
venerdì, 22 agosto 2008

Benvenuto Cellini: riflessioni filosofiche

cellini

Eh si!  bisogna che mi dia una scossa con un passo dall'autobiografia del Cellini.

 

 

 

Ritornando ai fatti mia, quando io mi viddii.
dar certe sentenze per mano di questi Avvocati ,
non vedendo modo alcuno di potermi aiutare, ricorsi
per mio aiuto a una gran daga che io avevo ,
perché sempre mi son dilettato di tener belle armi ;
e il primo , che io cominciai a intaccare , si fu quel
Principale , che mi aveva mosso la ingiusta lite ; e
una sera gli detti tanti colpi (pur guardando di non
lo ammazzare) in nelle gambe e in nelle braccia ,
che di tutt' a .due le gambe io lo privai. Dipoi ritrovai
quell'altro , che aveva compro la lite, e anche
lui toccai di sorte, che tal lite si fermò , ringraziando
di questo e di ogni altra cosa sempre Iddio

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domenica, 20 aprile 2008

LA GIOSTRA DEL TORNEO

 Chi vuol nel gioco bei signori entrare

chonvien che vada per tal guiza armato

buona chorassa ghambiere e chosciale

elelmo intesta fortemente alaciato

el forte scudo li convien inbracciare

che giusto in fine in terra appuntato

e dala destra mano porta un bastone

chonun ghuanto attachato perragione

http://it.youtube.com/watch?v=mQ3ckoREfoM

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mercoledì, 09 aprile 2008

e' il pugno dello schermidore che pensa

Ancora altre suggestioni letterarie dal Ginnastica Bellica 1895 di Paulo Fambri. L'ambidestro ovvero lo schermidore perfetto.
Mi sia permesso un ritorno a memorie e osservazioni personali. Un vero alter ego dello scrivente ebbe per Maestro di Scherma un antico capo-tamburo dell’esercito austriaco, il famoso Ploner, indimenticabile veterano napoleonico, classico Matamoro. Costui gli apprese nel primo anno a maneggiar il fioretto con la destra e la sciabola con la sinistra, ma sciaguratamente una specie di duello con un camerata del collegio militare fece che della sinistra non ne potè più far nulla.
Se non che, trent’anni dopo, una ferita ben più grave lo privo affatto, e per sempre, dell’uso schermistico della destra, egli, tanto per non lasciare le armi, si provò con non meno di tre ore al giorno di lezioni ed esercizi col professore Bellusi a provar a ridar vigore e valore alla abbandonata sinistra la quale delle due mani veniva a restare ancora la sua manco peggio.
Ciò gli riusciva così appieno che in età, ripeto, più che matura, potè daccapo assaltare da mancino, con la quale gli sarebbe stato impossibile nonché difficile, se da fanciullo la sinistra egli non avesse pertinacemente esercitata. C’è da concludere che del benefizio di mantenersi veramente bimane non ne è privo se non chi ci rinunzia, bastandogli e strabastandogli la destra per la voglia di faticare che ha - Soltanto alcuni schermidori fanno eccezione.
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martedì, 08 aprile 2008

Seconda Puntata DELLA SAGA MARESCOTTI RACCONTATA DAL NOSTRO VALENTISSIMO MESSER KERUBINO

annib

 
La mia patria, Bologna, era da sempre contesa tra Chiesa ed altri potentati, nel 1442 eravamo sotto il giogo del ducato milanese e Francesco Piccinino figlio dell’Illustre Capitano Niccolò reggeva il governo, in vece del padre suo altrove impegnato a portar lustro al suo signore, nonostante rimanessero operanti i Signori Anziani ed altri organi del governo della città turrita per dar agli orgogliosi bolognesi una parvenza di libertà.
Francesco era solito intrattenersi con nobili e personaggi illustri bolognesi ed, in occasione di un suo spostamento alla rocca di San Giovanni in Persicelo, invitò il nobile e valoroso Annibale Bentivoglio, Messere Achille Malvezzi ed il di lui padre Gaspare a seguirlo per dargli compagnia e conforto perchè afflitto da infermità.
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lunedì, 31 marzo 2008

Dialoghi del Maestro agli allievi parafrasati dal M°Graziano Galvani

blog MAESTRO_ALLIEVO.jpg

 

State a sentire ora.
Sono del parere che l’Arte di schermire consista in due cose, e che queste  una volta interiorizzate, faranno sempre il vantaggio di chi le possiede.
Queste due cose sono essenzialmente il come, ed il quando.
Il come comprende atteggiamento e disposizione, ovvero in che modo si devono posizionare e muovere corpo ed armi, come tirare colpi e mettere le diverse botte, ed in che modo ci si debba, con diverse strategie, riparare e salvarsi dai colpi del nemico.
Il quando riguarda il tempo materiale nel quale le azioni appena enunciate debbono essere messe in atto, per non precipitarsi con proprio grave danno addosso all’avversario, con azioni avventate e fuori tempo. Altrettanto necessario è dunque sentire il tempo, per non perdere l’occasione di colpire nel momento giusto.
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lunedì, 31 marzo 2008

Galeazzo Marescotti: l'eroe dei Bentivoglio

GBentivoglio2
Passaggi tratti dallo studio di Messer kerub sulle gesta di Galeazzo Marescotti che liberò Annibale Bentivoglio dalla sua prigionia nella Rocca di Varano, che torna a Bologna e conduce alla vittoria la rivolta contro Francesco Piccinino.
 
PRIMA PUNTATA
 
Sono nato in un tempo in cui le massime virtù erano quelle degli eroi classici, quegli eroi che sono esempio di valori quali la cultura, l’amore per il proprio Paese e la ricerca di crescita nelle virtù che hanno reso grandi gli uomini della storia e valorizzano il vivere di tutti gli uomini.
Ho avuto il privilegio di nascere in una ricca e nobile famiglia Bolognese nel 1406 e sono cresciuto seguendo lo studio delle lettere e delle armi presso l ‘Illustrissimo Principe Signore e Conte Duca Francesco Sforza e sotto il suo comando ho combattuto per molti anni. Tornato in patria ho continuato a studiare spinto da un vivissimo desiderio di migliorarmi e nel 1440 ho sposato Caterina l’amata madre dei nostri figli ... son stato campione e cavaliere, signore e Gonfaloniere, ma gli eventi di cui voglio mettervi a parte sono altri … sono le eroiche gesta che che si compirono per il bene della nostra parte e della nostra patria tutta
 
 … fu quando all’improvviso giunse a Bologna la notizia che Francesco Piccinino aveva imprigionato con l’inganno Annibale Bentivoglio e i suoi parenti Malvezzi nella rocca di San Giovanni …
 
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lunedì, 31 marzo 2008

Le Dame di Ferro: donne guerriere del Rinascimento del Dott.Enrico Lorenzi

catherinesforza1462

Caterina Sforza, figlia di una famiglia di veri duri: Muzio Attendolo condottiero che ebbe il soprannome di Sforza, da cui venne Francesco Sforza duca di Milano, seguì Galeazzo Maria, e poi Gian Galeazzo, di cui Caterina era sorella.
 
Sposò in prime nozze, e ne divenne presto, vedova Girolamo Rario signore di Imola e Forlì.
Caterina oggi la definiremmo una tipa tosta: è storicamente attestato che sosteneva attivamente il marito nelle faccende politiche e amministrative. Fu lei per esempio a volere che lui ricostruisse la Rocca di Raveldino...(presagi o sensibilità femminile?)
Nel 1436, il 14 di aprile, il marito fu assassinato.
Brutto giorno.
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lunedì, 31 marzo 2008

Riflessioni Filosofiche dei Grandi Maestri parafrasate dal M°Graziano Galvani

blog De_Sphaera.jpg

“…come si costuma a questi moderni tempi che di molti uomini si ritrovano essere offesi per non havere arme in mano né manco scienza… ”
OPERA NOVA de Achille Marozzo Bolognese - Modena 1536
 
Due sono i motivi che spingono un uomo in una rissa d’armi a fare del male ad un altro uomo: il primo è il timore, il secondo la collera.
E per quanti di questi uomini che io ho conosciuto, tra quelli di questi che sono stati feritori o uccisori, parlando con loro non ne ho trovato uno, che, passato il  grave fatto e una volta ritornato in sé, non si sia raccapricciato per il gran male arrecato al prossimo. E che soprattutto non abbia affermato di avere ferito o ammazzato solo per la paura di rimanere lui stesso ucciso dalle armi nemiche.
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giovedì, 27 marzo 2008

DAI SU! NIENTE MA O SE, TACI E TIRA!

"Udrete dirvi da taluni, che per palliare la viltà propria, che la Scherma è uno studio pericoloso, perchè rende tracotanti gli uomini; da tali altri, per coprire la loro poltroneria, udrete esclamare che troppo faticoso n'è l'esercizio; quali vi diranno ch'è nociva alla salute; quali altri che non si porta ormai  più al fianco la spada, che il duello è proibito, ch'è inutile al modo nostro di guerreggiare la Scherma; ch'è troppo freddo in inverno, ch'è troppo caldo in estate, che hanno la villeggiatura, le conversazioni, le brighe di famiglia... SANTE ANIME DÈ PADRI NOSTRI ! VENITE AD ASCOLTARE I VOSTRI NIPOTI ! VENITE A VEDERLI!"
LA SCIENZA DELLA SCHERMA - Maestro Paolo De Scalzi 1835
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mercoledì, 26 marzo 2008

I demoni della Battaglia: L'attesa, la paura e il panico

 
“Soltanto guardandomi attorno potevo intravedere le crepe che, col passare del tempo, andavano indebolendo la determinazione e la compattezza che i battaglioni avevano mostrato quando si erano schierati sul campo di prima mattina.
img179/5108/mac10ra1aw5.jpg
Attorno a me potevo percepire il fetore che i corpi dei cavalieri, costretti per ore dentro armature d’acciaio, esalavano a causa del sudore, della piscia, e, in alcuni casi, persino della merda che erano costretti a rilasciare dentro quegli usberghi in cui niente entrava ma da cui niente usciva, salvo l’impalpabile lezzo animale.
postato da Gianfaldone alle ore 23:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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Chi sono

Utente: Gianfaldone
Nome: Messer Scossa
+ + + + + + + + + + + + + + + + + + + Me se più a caro haver comprao sta mela, che si un castello avesse vadagnao. Ghe fazzo far una vazina bela, tutta fornia de laton indorao, con lettere,che diga: “Questa è quela che a mie nemisi ghe fa insir el fiao: el so nome se chiama Sanguezuzza, che sfende zachi, e celade mastruzza”. + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + Così spesi la mia fanciullezza in caccie giochi d'arme e cavalcare e non mi par convenga a gentilezza star tutto il giorno sui libri a pensare. Dottrina al prete e al dottore sta bene, io tanto saccio quello che mi conviene. Rispose Orlando: Io tiro teco a un segno, che l'arme son de l'omo il primo onore, ma non gà che il saper lo faccia men degno, anzi lo adorna come un prato il fiore.


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